Sentieri digitali, Catepol: ‘Connettere vita reale e digitale’

Caterina Policaro, una delle blogger più seguite d’Italia ha aperto la seconda serie di Sentieri Digitali, un ciclo di micro conferenze organizzate con l’obiettivo di “divulgare sul territorio la cultura digitale”. “Attenzione ai social network – avverte – non vanno usati in maniera unidirezionale. Occorre mettere in relazione la vita reale con la vita digitale”

di Carmine Saviano

Da Facebook a Twitter, da YouTube a FriendFeed. Sono oramai centinaia le piattaforme che permettono ad ogni abitante del web di creare e sviluppare la propria identità digitale. Programmi sempre più integrati tra loro per conversare e condividere contenuti. Ne ha parlato a Napoli Caterina Policaro, in arte Catepol, una delle più seguite blogger italiane. Un incontro che ha aperto la seconda serie di Sentieri Digitali, un ciclo di micro conferenze organizzate da Francesca Ferrara e ospitate dalla libreria Ubik. Con l’obiettivo di “divulgare sul territorio la cultura digitale”.

Catepol lancia subito una serie di avvertimenti sull’utilizzo dei social network: “Il problema è mettere in relazione la mia vita reale con la mia vita digitale”. Conversare, condividere contenuti, diffondere notizie. Tutte attività che rendono proficua e divertente la propria esistenza online. “Ci vuole passione e un pizzico di follia. E bisogna pensare che il contenuto è relativo, serve solo per far iniziare una conversazione, per formare una comunità”. Non ha senso “utilizzare queste piattaforme in maniera unidirezionale. Ci sono milioni di blog che non si sviluppano perché i loro proprietari non riescono a fare rete”.

Proprio la possibilità di avere una rete di contatti praticamente illimitata è, per Catepol, la fortuna di Facebook. Nonostante esso sia il social network “più stupido, più demenziale e tecnologicamente il più inadeguato”, ha un merito: “aver portato milioni di persone su internet”. Anche se adesso sembra che serva “solo a farsi i fatti degli altri”. Alla ricerche delle ‘bufale su Facebook’, Catepol dedica gran parte del proprio lavoro in rete. Un lavoro che è diventato una comunità online composta da quasi 30mila membri. Un gruppo che diffonde conoscenze sul grado di privacy attualmente esistente su Facebook: “E’ come essere in una piazza, nessuno ti da la tranquillità di non essere visto”. E non è tutto: “Esistono delle applicazioni che consentono a chiunque di vedere anche i contenuti privati”.

Strumenti che a volte sono utilissimi per diffondere informazioni. Catepol ricorda la notte del terremoto dell’Aquila: “Abbiamo avuto le prime notizie da Twitter. Messaggi brevi, ma che trasmettevano tutto. E tra le due di notte e le sei del mattino Twitter è stato il solo canale d’informazione. Le uniche notizie erano quelle che gli utenti postavano”. Un caso, che in scala maggiore, si è ripetuto con il terremoto di Haiti. “Molte testate giornalistiche hanno attivato delle sezioni dove poter consultare il flusso di informazioni proveniente dalle zone del sisma. E spesso si è trattato di informazioni vitali per poter salvare delle persone”.

E tra le tante piattaforme, quella che negli ultimi tempi sta riscuotendo molto successo è Linkedin, “un social network per cercare lavoro”. Un vero e proprio “biglietto da visita online, un modo per rendere interattivo il proprio curriculum”. Infatti e possibile “sia chiedere referenze ai propri datori di lavoro che segnalare amici a qualche azienda che cerca personale”. E non mancano nel campo esperimenti campani. Come Meemi, un social network creato da “Enrico e Carla, due aversani che adesso abitano a Sesto San Giovanni”.

(02 febbraio 2010)

fonte: http://napoli.repubblica.it

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