PA, internet e digitale: il futuro è in ritardo

PA, internet e digitale: il futuro è in ritardo

di Carmine Saviano

Code interminabili. E vere e proprie corse a ostacoli per ottenere un documento o un certificato. Succede anche questo nella Pubblica Amministrazione italiana. Che da una decina d’anni è alle prese con l’esigenza di digitalizzare uffici e procedure per rendere più efficienti e veloci i servizi ai cittadini. Dello stato dell’arte della pubblica amministrazione digitale ne ha discusso a Napoli, nel secondo incontro della rassegna Sentieri Digitali alla libreria Ubik, Ernesto Belisario, docente universitario e blogger. Un tragitto tra perversioni burocratiche e paura della tecnologia. Con la proposta di un decalogo di pratiche da adottare e con una domanda rivolta alla politica: “Quanto peso ha l’informatizzazione della PA nei programmi dei candidati alle regionali?”.

Per Belisario, in Italia la situazione non è delle migliori. “Nel nostro Paese la PA digitale è una chimera. Chiunque ha dimestichezza con gli uffici può rendersene conto”. Le cause di questo ritardo sono molteplici e vanno “dall’anzianità della popolazione alla perversione burocratica che a volte sembra colpire gli uffici”. Problemi che si fanno sempre più pressanti in relazione all’aumento dei nativi digitali, ovvero di tutte le persone che oramai vivono in simbiosi con gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia. “Molti giovani si chiedono perché non sia possibile utilizzare la propria mail per richiedere documenti o pratiche agli uffici delle istituzioni”. E poi il problema delle tante professionalità “imbrigliate da una burocrazia soffocante, legata alla forma cartacea dei documenti”.

Una situazione che porta l’Italia agli ultimi posti in Europa. Secondo gli ultimi studi, infatti, il nostro Paese è al ventitreesimo posto, nell’Europa a 27, “per quanto riguarda la dotazione e l’utilizzo di tecnologie informatiche nella Pubblica Amministrazione”. Belisario auspica una “rivoluzione copernicana” che metta il “cittadino al centro della PA”. La necessità è quella di “trasmettere la sensazione che la tecnologia semplifica le nostre vite”. Una trasformazione necessaria anche per arrestare “ quel processo in base al quale cresce la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni”. Un trend generalizzato, che accomuna Napoli a molte altre città italiane.

Una situazione critica nonostante le molte risorse erogate dallo Stato. Nel 2008, per la PA digitale, sono stati stanziati “1,7 miliardi di euro per le amministrazioni periferiche e 1,5 miliardi per quelle centrali”. Molto alte anche le percentuali che si riferiscono alle dotazioni tecnologiche degli uffici. “Il 98% dei dipendenti ha un computer, e il 94% è connesso a internet”. Il problema centrale, per Belisario, è l’approccio utilizzato. “E’ necessario iniziare a fare qualcosa, a provare sul campo. E soprattutto bisogna cancellare la paura per la tecnologia che pervade gli uffici pubblici”. Poi la proposta di un decalogo, dieci pratiche per accelerare questo processo. Tra i punti: “smettere di pensare che ‘si è sempre fatto così’, interpretare in modo intelligente le norme. E poi smettere di produrre documenti sia in formato digitale che in quello cartaceo”. Una sfida, quella dell’innovazione tecnologica, che “dovrebbe essere raccolta dalla politica”, e soprattutto da “chi si candida a governare le nostre regioni”.

(15 febbraio 2010)

fonte: http://napoli.repubblica.it

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